Bergamo: 51 sezioni e 1140 banchi in meno il prossimo anno scolastico


L’anno prossimo 1140 banchi in meno, Bergamo paga il conto della denatalità. CISL : Scuola e il “calo annunciato”

Saranno 1140 i banchi vuoti rispetto all’anno in corso, e 51 saranno le classi in meno tra città e provincia. Sono i dati definitivi, e preoccupanti, relativi alle iscrizioni alla scuola primaria per il prossimo anno scolastico.

Tutto, appunto, ampiamente previsto: bastano due semplici dati per rendersi conto della grave situazione demografica che vive la provincia orobica. Oggi gli ultra 65enni rappresentano circa il 21% della popolazione mentre i bambini della fascia 0/5 anni rappresentano solo il 5, 3% della popolazione residente.

La situazione descritta trova conferma nei dati relativi alla popolazione scolastica.

In particolare  alla scuola primaria, per l’anno scolastico 2019/20,  si registra una forte flessione rispetto all’anno scolastico precedente : 1.140 alunni in meno che tradotto in organico comporta la soppressione di  ben 51 classi. “Risulta in leggero aumento – dice Salvo Inglima, segretario generale di CISL Scuola Bergamo -, perché risente ancora dell’onda lunga dell’  incremento demografico pre-crisi economica, la scuola secondaria di 1° grado, con una crescita di 430 alunni, e la scuola secondaria di 2° grado dove la crescita si attesta a circa  350 alunni.

Ben presto, però, il trend negativo registrato alla primaria investirà anche la scuola secondaria, perché anche i dati dell’infanzia non sono per niente incoraggianti, considerato che si perderanno 5 sezioni”.

Le zone che risentono maggiormente di questo decremento della popolazione scolastica sono soprattutto la Val Cavallina  e le  valli Seriana e Brembana.

CISL Scuola Bergamo esprime forte preoccupazione di fronte a questi dati allarmanti: “un Paese che voglia investire sul proprio futuro dovrebbe porre al primo posto le politiche atte a favorire la ripresa del tasso di natalità – continua il segretario generale della categoria di via Carnovali. Una società che non investe e non crede nella crescita demografica è destinata ad un lento, inesorabile e inarrestabile declino”.    



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