IL C.O.MET. DIVENTA METEOROLOGICAL WATCH OFFICE (MWO) AI SENSI ICAO | MeteoAM.it


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Il Centro Operativo per la Meteorologia (C.O.MET.) di Pratica di Mare diventa un Ufficio di Veglia Meteorologica ai sensi dell’Organizzazione Internazionale per l’Aviazione Civile (ICAO).
Dal 15 febbraio 2016 il Centro Operativo per la Meteorologia di Pratica di Mare ha assunto il ruolo di Ufficio di Veglia Meteorologia ai sensi ICAO sulle FIR di Roma e Brindisi, nonché quello di Ente preposto all’emissione delle previsioni di Aerodromo (TAF) e del supporto aeronautico su 15 aeroporti compresi nelle due FIR divenute di competenza.
La riorganizzazione del comparto meteo di Forza Armata ha previsto la realizzazione di due Meteorological Watch Office ai sensi ICAO a partire dall’unico esistente prima della riorganizzazione, il 1° CMR di Milano Linate. La transizione è avvenuta con una certa gradualità lasciando inizialmente tutte le competenze dell’ex 1° CMR alla Sezione distaccata a Milano Linate dell’Ufficio Meteorologico del Comando Operativo delle Forze Aeree (COAMet).  Dallo scorso 15 febbraio tale Sezione svolge le competenze di MWO sulla FIR di Milano, mentre il COMET è responsabile per le FIR di Roma e Brindisi.

I compiti principali di un MWO, sanciti nell’annesso 3 ICAO (raccomandazioni per i servizi meteorologici per la navigazione aerea internazionale) e recepiti nel nostro Paese dai regolamenti ENAC e Direttive di Forza Armata, sono essenzialmente:

  • monitorare con continuità le condizioni meteorologiche che possono influenzare le operazioni di volo all’interno dell’area di propria responsabilità;
  • preparare e diffondere secondo gli standard ICAO gli avvisi di sicurezza  SIGMET ed AIRMET ed altre informazioni relative all’area di propria responsabilità;
  • accentrare i messaggi dei riporti di volo di fenomeni pericolosi (SPECIAL AIREP) per inoltrarli sul circuito internazionale e provvedere all’emissione di avvisi di sicurezza pertinenti;
  • fornire agli Enti ATS (Air Traffic Services) associati i SIGMET ed AIRMET e, se richiesto, altre informazioni meteorologiche;
  • fornire all’ACC/FIC (Area Control Centre/Flight Information Centre) associato, le informazioni ricevute su attività vulcaniche pre-eruttive, eruzioni vulcaniche e nubi di cenere vulcanica, per le quali non sia già stato emesso un SIGMET, come convenuto con i fornitori dei servizi ATS, ed al Centro Avvisi di Cenere Vulcanica (VAAC) di Tolosa, competente per area geografica;
  • preparare ulteriori prodotti di assistenza, in ambito nazionale, tra i quali rientrano le carte di previsione di area per i bassi livelli di volo denominate “LL-SIGWX” (a cura del COAMet).

postazioneIl COMET è un Ente del Comando Squadra Aerea alle dirette dipendenze della 9^ Brigata Aerea “Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance – Electronic Warfare” (ISTAR-EW), presso il sedime aeroportuale di Pratica di Mare, ed è l’articolazione operativa del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica. Fornisce il supporto ad enti e reparti della Difesa e ad altre Amministrazioni dello Stato (sulla base di accordi o convenzioni), nonché alla NATO, all’Unione Europea ed ai singoli partner internazionali.

 

 

Da Pratica di Mare al Monte Cimone – Su Rai Scuola una puntata dedicata al clima | MeteoAM.it


I temi del clima sono protagonisti della serata di Rai Scuola di venerdì 11 marzo prossimo.

Con i titoli “L’atmosfera della Terra” e “Il cielo (gassoso) sopra di noi”, il programma MEMEX dedicato alla scienza in onda alle 21.00 sul canale 146 del digitale terreste e 806 di Sky, accompagnerà gli spettatori alla scoperta dell’atmosfera, del clima e delle “questioni aperte” che influenzeranno il clima dei prossimi decenni: dall’attendibilità delle previsioni meteo ai cambiamenti climatici, dai gas serra al buco dell’ozono, dai rischi connessi al riscaldamento globale alle strategie di mitigazione e adattamento. Per compiere questo viaggio MEMEX ci porta nei Reparti della Forza Armata in cui ci si occupa di tali tematiche. 

Nella prima parte del viaggio si entra al Centro Operativo per la Meteorologia (COMET), presso l’aeroporto di Pratica di Mare, per capire quali sono gli strumenti attuali e quali quelli futuri per prevedere il clima del pianeta.

Nella seconda parte, per parlare di gas serra, il programma ci porta sulla vetta del Monte Cimone, 2165m nell’alto Appennino modenese, al Centro Aeronautica Militare di Montagna (CAMM) dove si lavora per effettuare misurazioni della concentrazione di Anidride Carbonica (CO2) dal 1979, avendo realizzato nel tempo la serie storica in continuo più antica d’Europa, e di Metano (CH4). Sempre sulla vetta del Monte Cimone, ospite dei locali del CAMM, l’Isac-Cnr effettua misure di ulteriori parametri atmosferici nella stazione “Ottavio Vittori”.

Il COMET è un Ente del Comando Squadra Aerea alle dirette dipendenze della 9^ Brigata Aerea “Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance – Electronic Warfare” (ISTAR-EW), presso il sedime aeroportuale di Pratica di Mare, ed è l’articolazione operativa del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica. Fornisce il supporto ad enti e reparti della Difesa e ad altre Amministrazioni dello Stato (sulla base di accordi o convenzioni), nonché alla NATO, all’Unione Europea ed ai singoli partner internazionali.

Il Centro Aeronautica Militare di Monte Cimone-Sestola, è sede di un osservatorio meteorologico che può fregiarsi del titolo di stazione “Globale” in quanto inserita nel programma Global Atmosphere Watch dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Un titolo che deriva dalla diversificazione delle rilevazioni effettuate – la serie storica della concentrazione di CO2 del Monte Cimone è la seconda più lunga al mondo – dalla qualità dei dati prodotti e dalla solidità delle organizzazioni che garantiscono nel tempo questi standard di qualità.

In ricordo del Gen Abele NANIA | MeteoAM.it


Come Direttore del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica ho il triste incarico di comunicare la notizia della scomparsa del Generale del Genio Aeronautico Ruolo Fisici Abele Nania, Capo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare dal 1983 al 1987.
Di elevatissima caratura scientifica, partecipò attivamente alla vita del Servizio per ben quaranta anni. Come testimoniato dai colleghi che con lui hanno collaborato e condiviso parte del proprio percorso lavorativo, fu un Ufficiale capace di stimolare a livello tecnico-scientifico ed operativo i giovani meteorologi del Servizio attraverso la sua propensione a progettare e raggiungere sempre nuovi e più ambiziosi traguardi e il suo attivismo nel promuovere la collaborazione internazionale nei campi della ricerca e della formazione post universitaria in fisica dell’atmosfera e in climatologia.
È importante ricordarlo come uno dei principali artefici della costituzione del CNMCA come Centro tecnico e operativo del Servizio in cui accentrare i settori di punta della meteorologia e climatologia nazionale e aeronautica: la sala previsioni dove analizzare lo stato dell’atmosfera e produrre le previsioni meteo a carattere sinottico, l’area dedicata alle applicazioni e agli studi in campo climatologico, la branca dedicata alla modellistica numerica e alle attività di sviluppo tecnologico e ultimo, ma non certo per importanza, il centro di calcolo per la ricezione, elaborazione e diffusione dei dati e delle informazioni osservate al suolo, in quota, nonchè telerilevate dai satelliti e dai radar meteorologici.
In tali ambiti ha dedicato le sue migliori energie, esaltando le funzionalità dell’Ente anche come risposta concreta alla necessità del Paese di disporre di un centro nazionale unificato in un momento in cui a livello europeo si costituiva il Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) e si ponevano le basi per la realizzazione dell’Agenzia Europea per lo sviluppo dei satelliti meteorologici EUMETSAT. Con ciò permettendo al Centro di raggiungere ben presto elevate capacità tecnico-operative riconosciute a livello internazionale, ma soprattutto operando per coinvolgere il proprio personale nell’azione di analisi, studio, ricerca e sviluppo necessarie per assicurare capacità e conoscenze allo stato dell’arte.
Allo scopo di mantenere viva l’eredità del suo lavoro e dei suoi insegnamenti in tutti i collaboratori del Servizio Meteorologico dell’AM, di seguito due immagini provenienti dall’archivio fotografico digitale della Rivista di Meteorologia Aeronautica e un ricordo preparato dai familiari.

Col. Fabio Travaglioni, Direttore del CNMCA

Il Gen. Abele Nania alla direzione del CNMCA (1980-1983). (archivio della Rivista di Meteorologia Aeronautica)

Il T.Col. Abele Nania, allora Capo del  3° CMR di Brindisi, accompagna in visita il Gen. Serra, Capo del Servizio Meteorologico dell’AM (archivio della Rivista di Meteorologia Aeronautica su gentile concessione del Gen. Stefano Zanni).

La carriere scientifica e professionale del Magg. Generale Abele Nania
Meteorologo di fama internazionale e figura di riferimento per lunghi anni del servizio meteorologico dell’aeronautica di cui ha ricoperto l’incarico di Capo del Servizio, il Maggiore Generale A. Nania lascia una lunga lista di contributi e pubblicazioni in diversi campi della meteorologia ed un ricordo affettuoso in chi l’ha conosciuto ed ha collaborato con lui.
Laureato in Fisica presso l’Università di Catania, abbraccia la Meteorologia nel 1947 (Osservatorio Sperimentale AM di Messina). Nel 1952 consegue la specializzazione in Meteorologia presso la Scuola Guerra Aerea della Aeronautica Militare di Firenze ove fu stimato allievo del Gen. G. Fea.
Nel 1954 si aggiunge la specializzazione su “Correnti a getto e Turbolenza in alta quota” presso la base USAF di Chanute, Illinois, USA.
Ricercatore associato presso il “Department of Atmospheric Sciences” della Colorado State University, Fort Collins, Colorado tra il 1963-1964, consegue anche una specializzazione presso il Centro di Meteorologia Spaziale di Lannion (1967) e CNET, Parigi (1971) Francia.
Membro della “Commission Atmospheric Sciences (CAS) della World Meteorological Organization (WMO) Ginevra 1973-1982 e Direttore del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica dell’Aeronautica Militare Italiana dal 1980 al 1983.
Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana (1982), dirige la “Rivista di Meteorologia Aeronautica “ tra il 1983 e il1987. Nel 1983 diviene Capo del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare Italiana, incarico che ricoprirà sino al 1987.
Fondatore e Direttore della “International School of Meteorology of the Mediterranean” presso il Centro di Cultura Scientifica E.Majorana di Erice (1976-1987), presieduto dal Prof. A. Zichichi, e rappresentante Permanente dell’Italia e Membro eletto del Comitato Esecutivo presso la WMO di Ginevra dal 1983 al 1987. Per raggiunti limiti di età lascia l’Aeronautica Militare con il grado di Generale Ispettore del Genio Aeronautico ruolo Fisici nel 1987.
La sua passione per la meteorologia è testimoniata dai più di 45 contributi alla Rivista di Meteorologia dell’Aeronautica e a numerose pubblicazioni su riviste internazionali. Pioniere in Italia dello sviluppo della radar-meteorologia, dell’analisi delle immagini satellitari e convinto sostenitore delle previsioni nei centri di calcolo, il Gen. Nania ha anche dedicato molti studi all’analisi delle misure con i palloni sonda.
Il suo impegno è proseguito ancora per molti anni come coordinatore Scientifico della TECNAGRO (Roma) per le applicazioni agro-meteorologiche e gli studi sulla modifica del tempo (stimolazione delle piogge e dissipazione delle nebbie fredde 1987-1998). Per molti anni è stato presidente della sezione di Brindisi dell’Associazione Arma Aeronautica.
La passione per la meteorologia lo seguirà sino agli ultimi mesi con la stesura di numerose dispense di approfondimento su varie aspetti del clima e fenomeni naturali, l’ultima redatta nel 2015.
Come ha scritto nell’intervista pubblicata su WMO-Bullettin del 1996, fra i momenti a lui più cari è la ricezione della prima foto satellitare a Brindisi nel 1968, operazione possibile grazie ad un sistema fatto in casa da lui stesso brevettato.
E nella stessa intervista dichiarò:

Più che un singolo evento, il mio interesse per la meteorologia mi è sempre stato di stimolo perché nasceva dalla consapevolezza di lavorare in un campo inesplorato, con un sentimento che definirei “spirito pionieristico”. Le ricerche sul tempo e sulle previsioni mi hanno dato l’opportunità di sperimentare questo senso pioneristico e questo è stato il più bel riconoscimento per me. È con questo spirito che una nuova generazione di scienziati avanzerà e raggiungerà nuove frontiere nella meteorologia.

 

Il Presidente dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale in visita a Pratica di Mare | MeteoAM.it


Venerdì 11 marzo, il Presidente dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), Mr. David Grimes, ha visitato il Centro Operativo per la Meteorologia (COMET) ed il Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica (CNMCA).   

Il Col. Cau consegna al Presidente Grimes il Crest del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare

Nella sua visita, il Presidente dell’OMM, è stato accompagnato dal Capo Reparto Meteorologia del Comando Squadra Aerea, Colonnello Silvio CAU, che su delega del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare è il Rappresentante Permanente presso l’OMM del nostro Paese.
Nella sala conferenze del COMET, sono state esposti a Mr. Grimes l’organizzazione e le funzioni della 9^ Brigata Aerea, da cui sia il COMET che il CNMCA dipendono, nonché i compiti e la struttura dei due Enti dopo la nuova riorganizzazione del comparto meteo di Forza Armata.
Il Presidente si è soffermato in modo particolare sulla suddivisione dei compiti tra CNMCA e COMET, e sul rapporto con la Protezione Civile per l’emissione, da parte di quest’ultima, delle allerta di carattere meteorologico.  Con riferimento alle attività operative, per le quali il Presidente Grimes nutre grande interesse in ragione del suo notevole background professionale presso il Servizio Meteorologico Canadese, ha suscitato grande Interesse la modellistica a livello locale sviluppata al COMET all’interno del consorzio internazionale COSMO, nonché l’impegno sinergico dei due centri per produrre delle previsioni di tendenza a carattere mensile e stagionale, prodotti che hanno un notevole impatto nell’ottica del supporto al Dipartimento di Protezione Civile.

Il Presidente Grimes firma il libro d’Onore del Reparto

Il Presidente ha poi visitato il centro di calcolo e di comunicazione del Gruppo di Supporto per la Meteorologia del RESIA, ove sono stati è stato illustrati il funzionamento e le capacità del supercomputer, nonché il sistema di gestione delle comunicazioni in ambito meteorologico, in cui Pratica di Mare svolge il ruolo di Hub della rete mondiale denominata Global Telecommunication System. La visita è inoltre proseguita presso le sale operative del COMET e del CNMCA dove sono stati illustrati in dettaglio i compiti delle singole postazioni di lavoro da cui vengono emesse le previsioni sia a carattere generale che di tipo aeronautico, marittimo ed operativo.

Incontro con il Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine | MeteoAM.it


L’ECMWF è una Organizzazione Intergovernativa indipendente, con sede a Reading (UK) supportata da 34 Stati membri, tra i quali l’Italia è uno dei principali contributori. L’ECMWF è  il Centro leader mondiale nel settore delle previsioni meteorologiche a medio temine (fino a due settimane) su scala planetaria e il suo ruolo è quello di mettere a disposizione dei paesi membri sia i modelli di previsione, ma anche di sviluppare software, sistemi e tools di ausilio operativo e di ricerca.

L’incontro, che normalmente si tiene con una periodicità biennale, ha avuto lo scopo di rendere partecipi tutti gli utenti italiani delle ultime innovative implementazioni nel campo della modellistica numerica, dell’ingegneria del Supercalcolo impiegato (46° posto dei supercomputer più potenti al mondo), dei tools e software sviluppati come ausilio ai previsori meteorologici che ne fanno uso, nonché alla gestione dei dati di archivio con le criticità associate. Inoltre sono stati presentati nuovi programmi di sviluppo che avranno un impatto operativo nel corso dei prossimi anni.

Data la rilevanza dell’evento a livello nazionale, è stato organizzato un sistema di videoconferenza gestito dal Centro Europeo, per mezzo del quale sono riusciti a partecipare all’incontro numerosi centri funzionali regionali della Protezione Civile ed alcune ARPA (Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta, Piemonte), nonché la sala operativa del Centro funzionale centrale di Roma del Dipartimento della Protezione Civile. Presenti al COMet, oltre l’Aeronautica Militare, anche rappresentanti della Protezione Civile sia del Centro funzionale centrale di Roma che del Centro Funzionale della Campania, rappresentanti dell’ARPA Sardegna, e del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA).

Il meeting si è aperto con il saluto del Comandante del COMet, Colonnello Stefano Bianca, ed è poi continuato con due interventi da parte del personale del Cento Europeo in visita, in particolare del dott. Enrico Fucile, capo Team del settore Osservazioni e della dott.ssa Irina Sandu, Capo Team del Dipartimento di “Ricerca per gli aspetti legati alla fisica del modello di previsione”. A seguito ci sono state due presentazioni da parte di personale del COMet, finalizzate a descrivere il sistema di Previsione in ambito Aeronautica Militare e l’analisi di casi studio per verificare il comportamento del modello di previsioni del ECMWF in particolari situazioni meteorologiche.  Le discussioni al termine di ogni presentazione sono state un momento  di confronto indispensabile per migliorare le modalità di impiego dei prodotti del ECMWF da parte degli utenti e  per avanzare eventuali dubbi e richieste al Centro Europeo da parte di tutti utenti presenti in sala ed in collegamento virtuale.

Il COMET è un Ente del Comando Squadra Aerea alle dirette dipendenze della 9^ Brigata Aerea “Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance – Electronic Warfare” (ISTAR-EW), presso il sedime aeroportuale di Pratica di Mare, ed è l’articolazione operativa del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. Fornisce il supporto ad enti e Reparti della Difesa e ad altre Amministrazioni dello Stato (sulla base di accordi o convenzioni), nonché alla NATO, all’Unione Europea ed ai singoli partner internazionali.

Rientro dall’Antartide | MeteoAM.it – Servizio Meteorologico Aeronautica Militare


Rientro in Patria dall’Antartide

 

ovvero

 

Una tranquilla crociera attraverso l’oceano più tempestoso della Terra

 

Sono gli ultimi frenetici giorni della XXXI Spedizione a Base “Mario Zucchelli”. Tante sono ancora le cose da fare prima di dare il definitivo giro di chiave alla porta di casa e tutto il da farsi è indissolubilmente legato ad un unico principale fattore: il “meteo”.

Sì, proprio così,  perché si possono fare sulla carta tutti i piani e programmi che si vuole, si può stabilire a priori di terminare la Spedizione ad esempio il 12 febbraio, ma chi deciderà se veramente quel giorno ci si potrà lasciare alle spalle questo strano e affascinante collage di containers blu che è stato per quattro mesi la tua casa e la tua bottega è  proprio “lui”, il tempo meteorologico.

E tu, ufficiale previsore del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare, che hai avuto l’onore di essere assegnato per questi 120 giorni al PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide) dell’ENEA, continuerai pertanto ad essere nell’occhio del ciclone, finché non poggerai nuovamente il piede in terra di Nuova Zelanda.

In verità questo consueto modo di dire prettamente “meteorologico” è alquanto impreciso, dato che l’occhio del ciclone è una piccola zona di calma di alcune decine di chilometri attorno alla quale ruota la furia distruttiva dei venti di una perturbazione tropicale e, per il previsore di MZS (Mario Zucchelli Station), non si può certo parlare di calma in mezzo al vorticare dei preparativi di chiusura. Anzi, in certi momenti vorresti essere davvero invisibile dato che tutti, ma proprio tutti, ansiosi di concludere i propri compiti e tornare alla propria “casa dolce casa” in patria, ti cercheranno, ti cacceranno, ti fermeranno e ti spareranno addosso la fatidica domanda: “Sì parte o non si parte?”

Come nella vita quotidiana di ciascuno di noi, ovunque ci si trovi sui cinque continenti, sugli oceani o nei cieli che li connettono, il tempo meteorologico ha un effetto determinante e decisivo sull’efficacia delle nostre scelte nelle azioni che avvengono principalmente all’aperto, a maggior ragione ciò avviene nel sesto continente, il continente gelato, l’affascinante Antartide.

Da qui ben si comprende l’importanza che ha per la società contemporanea un moderno, efficiente ed efficace servizio meteorologico pubblico e quindi quanta importanza ha avuto nei decenni passati e ha tutt’oggi il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare nel fornire alla nazione le informazioni sul tempo di cui essa ha bisogno per vivere, operare e progredire.

Anche qui in Antartide, a latitudine 75°S, nella cittadina di poco meno di cent’anime d’italica stirpe, molto ma molto più a sud di Lampedusa, da oltre trent’anni la professionalità dei previsori del Servizio Meteo dell’A.M. contribuisce in modo determinante alla positiva riuscita e al successo delle spedizioni nazionali. Spedizioni  che sono poi il risultato del lavoro logistico e tecnico che ruota attorno alle basi MZS e Concordia, complice anche la nave Italica, e che permette a decine di ricercatori scientifici nostrani di raggiungere località più o meno sperdute di questa parte del continente antartico, delle sue montagne, delle sue coste e del mare di Ross che la bagna (quando non è gelato!), in centinaia di missioni di elicotteri, aerei o imbarcazioni che necessitano di accurate previsioni meteo per essere dapprima pianificate e in seguito effettuate in condizioni di massima sicurezza.

Sicurezza alla quale contribuisce sul campo altro personale delle FF.AA.: piloti, guide alpine, incursori, palombari, nocchieri, medici. Per il previsore si tratta quindi di stabilire se vi saranno le condizioni appropriate in termini dei differenti parametri meteorologici: intensità e direzione del vento; visibilità; tipo, copertura e altezza sul suolo degli strati nuvolosi; di presenza o meno di precipitazioni nevose e della loro intensità e, ovviamente, di temperatura e del suo effetto combinato col vento, il cosiddetto “wind-chill”. Ecco dunque che il previsore di Baia Terra Nova vive in continua simbiosi, nella torre di controllo che ospita la Sala Operativa di MZS, con i propri computer sui quali quotidianamente studia e analizza centinaia di mappe e diagrammi di previsione, immagini da satelliti meteorologici polari, dati di misura della rete di stazioni meteo installate e gestite dall’ENEA, i quali, tutti insieme, alla fine gli permettono di rispondere alle continue e pressanti domande della popolazione di MZS che spesso ospita anche personale straniero.

Dal consigliare la Direzione di Spedizione nel ritardare un dato volo per Concordia per prevista formazione di nebbie sul Plateau, al convincere uno “scientifico” che è meglio invertire l’ordine cronologico dei suoi prossimi obiettivi in base agli spostamenti della perturbazione in arrivo dall’Ice Shelf, dall’illustrare con un briefing al pilota che il vento che sta spazzando trasversalmente la pista di atterraggio di Enigma Lake, alle spalle di MZS, cesserà di soffiare entro 6-8 ore, al consigliare il comandante della nave Italica che seguendo una rotta un po’ più lunga ma più sotto costa eviterà i forti venti meridionali contrari che si stanno intensificando sul mare di Ross occidentale e che amplificheranno per oltre 36 ore il moto ondoso, eccoci arrivati a poco meno di una settimana dalla data pianificata per la chiusura a dover cominciare a rispondere alla domanda di tutti: “Si parte o non si parte?”

In realtà la risposta non è unica per tutti, poichè non è unico per tutti il mezzo di rientro verso il mondo abitato, verso la Nuova Zelanda.

Infatti una parte del personale di chiusura seguirà la stessa strada, già percorsa durante le due o tre settimane precedenti da vari gruppetti di specialisti che avevano terminato i propri compiti in Spedizione: con uno degli assetti a disposizione, elicotteri Squirrel, aerei piccoli Twin Otter oppure medi DC3-Basler, si raggiunge la base statunitense di McMurdo, 400 km ancora più a sud di MZS, dalla quale un volo di 8 o 9 ore a bordo di un C130 “Skier” (cioè dotato anche di pattini) dell’USAF porterà i connazionali fino all’aeroporto di Christchurch sull’isola del Sud della nazione posta agli antipodi del nostro italico stivale.

Negli anni passati il volo di rientro da McMurdo alla Nuova Zelanda era alquanto più rapido, all’incirca 5 ore, grazie all’impiego dei grandi quadrigetto da trasporto militare C17 dell’USAF, invece dei lenti quadri-elica che hanno meno spinta (o più precisamente trazione), e volano più in basso di oltre 5000 piedi (oltre 1500 m) in aria quindi più densa e con un profilo aerodinamico rallentato dalla presenza esterna dei grossi pattini.

Anche questo fatto è una conseguenza del riscaldamento globale del pianeta. Infatti quest’anno il C17 non poteva ancora atterrare nel periodo di fine spedizione perchè le temperature non erano state nel periodo precedente ancora sufficientemente basse a lungo da indurire abbastanza il ghiaccio della pista “Pegasus”, rammollito per un curioso effetto che in realtà esiste da sempre ma che solo di recente si protrae più avanti nel tempo proprio a causa delle maggiori temperature.

L’effetto è il seguente: a sud della pista di “Pegasus” vi è una piccola isola montuosa che sbuca dal ghiaccio perenne detta Black Island, l’isola nera, proprio per il colore delle sue rocce di origine vulcanica. Queste rocce, spazzate dai frequenti venti tempestosi meridionali che caratterizzano l’Ice Shelf, la barriera permanente di ghiacci che unisce le coste del mare di Ross più vicine al polo e che tanto fece dannare i primi esploratori antartici di oltre un secolo fa, spargono sulla pista stessa un sottile strato di polvere nera. La polvere nera, riscaldandosi molto sotto i raggi del sole estivo, fonde lo strato di ghiaccio più superficiale rendendo impossibili decolli e atterraggi su ruote dei C17. Solo quando le temperature scendono per lunghi periodi a valori abbondantemente sotto lo zero e contemporaneamente il sole si abbassa sull’orizzonte scaldando meno e le giornate nuvolose si fanno più frequenti, solo allora il ghiaccio superficiale della pista tornerà a solidificarsi permettendo la ripresa delle operazioni dei C17.

Per rispondere quindi alla domanda dei colleghi in uscita dall’Antartide per via aerea se il giorno prefissato sia quello propizio o meno, il previsore deve verificare se le condizioni meteo sono favorevoli al decollo, in rotta e all’atterraggio tra MZS e McMurdo per il nostro piccolo bimotore Twin Otter che dovrà fare la spola, generalmente due o tre volte, per portare persone e bagagli. Lo studio poi delle condizioni sulla rotta tra McMurdo e la Nuova Zelanda permetterà di dare un’indicazione sulla probabilità o meno di tornare alla “civiltà”, anche se, trattandosi di un volo di USAF per USAP (United States Antarctic Program), il compito di fornire info e previ meteo è dei colleghi previsori statunitensi e la decisione di decollare e proseguire è, come in tutto il mondo, del comandante del velivolo.

Abbracci, strette di mano, frasi augurali e anche qualche lacrima, accompagnano di fronte a MZS il congedo dei partenti per via aerea, sia che siano i moderni Mitsubishi  Triton bianchi a portarli su alla pista di Enigma Lake, sia che siano gli agili elicotteri Squirrel a trasportarli sulla più lontana pista di Browning Pass, non raggiungibile via terra

Nel frattempo continua lo scambio di raffiche di e-mail, telefonate su VoiP e via SAT e chiamate radio in HF con la nave Italica che, con la prua a sud nel mare di Ross, divide il suo tempo tra campagna oceanografica e avvicinamento a Baia Terra Nova.

Anche in questo caso è il tempo meteorologico a stabilire i giochi: il perdurare della mancanza di vento sotto costa ha fatto sì che il ghiaccio del pack marino frammentato continui a stazionare compatto davanti alla base oscillando un po’ avanti e indietro al solo ritmo delle maree ma di fatto bloccando l’accesso alla nave e  soprattutto ai movimenti che la chiatta di collegamento tra il molo e la stessa nave alla fonda dovrebbe fare per scaricare l’ultimo carico di rifornimento di materiali, viveri e carburanti che la nave ha in stiva e sostituirlo con quanto bisogna rimandare in Italia, mezzi da revisionare o rottamare, rifiuti da riciclare e soprattutto… noi stessi, ultimi abitanti di MZS pronti a migrare finita la stagione.

In attesa che l’arrivo del vento catabatico o di diverse correnti marine possano allontanare i ghiacci, continuiamo a seguire e a prevedere tempo e mare per l’Italica che si porta nel frattempo più sud della base, intorno alla lunghissima lingua di ghiaccio terrestre del Drygalsky, un molo naturale di 70 km di ghiaccio che si spinge dal ghiacciaio David in mare perpendicolarmente alla costa. E’ qui che ricercatori del CNR cercano i “pancakes”, le “frittelle” di ghiaccio marino, primi germi del rigelo della superficie marina al termine dell’estate antartica.

Dopo però tre giorni, grazie proprio a qualche breve sbuffo di catabatico e a correnti marine da sud, il ghiaccio marino libera in massa la porta di casa ed è tempo per la nave di presentarsi per lo scarico.

Bisogna anche fare in fretta: le mappe meteo mostrano chiaramente che dopo una finestra di 36 ore di calma di vento e di moto ondoso, lo spostamento dell’anticiclone di aria fredda che staziona sul Plateau verso la costa occidentale del mare di Ross, ovvero il suo accumularsi verso la catena montuosa costiera che è alle nostre spalle, produrrà un episodio di intensa caduta d’aria fredda attraverso i ghiacciai che ci circondano. Questo sta a significare alcuni giorni di forte vento catabatico. Se non vogliamo restare bloccati per altri giorni bisogna sbrigarsi!

La Direzione di Spedizione a bordo nave insieme al comandante recepiscono il messaggio, nel corso della notte mettono la prua verso di noi e alle 6 del mattino di una splendida notte di fine estate dai magici colori arancio-rosato che tingono il bianco immacolato dei quasi 3000 metri del vulcano Melbourne di tinte incantevoli, la sagoma rosso acceso dell’Italica si profila all’orizzonte.

Le squadre di personale sono già pronte per effettuare prima lo scarico e subito dopo il carico della nave sotto l’occhio vigile del Capo Spedizione che, insieme a noi della Sala Operativa, controlla che tutto proceda con regolarità e in sicurezza. Poco più di ventiquattro ore e il lavoro è completato. E’ fatta! Ora tocca al personale.

Bagagli pronti, ci si infila per l’ultima volta la tutona antartica rossa, scarponi ai piedi, guanti, cuffia, la lunga zip che sale a chiuderla e via, fuori, giù rapidi lungo la ripida discesa che porta al molo. Si sale a gruppetti di 6-7 persone sul traghettino che porta avanti e indietro fino alla posizione della nave alla fonda. Non si può infatti attraccare direttamente al molo, la profondità del fondale non lo permette.

Sali, ti giri, la barca salpa, l’aria fredda ti avvolge alle spalle, e in quel momento la vedi sopra di te, la guardi mentre si fa via via più piccola e lei stessa, MZS, sembra guardarti e salutarti sdraiata con il suo corpo metallico di blu dipinto e, sopra di esso, la sala operativa, sua testa pulsante, con le sue vetrate, occhi sul meraviglioso panorama antartico, ora che sta per addormentarsi per il suo lungo letargo di otto mesi a cavallo del lungo inverno antartico.

Sono tante e contrastanti le emozioni dentro al cuore dei partenti: la gioia di tornare tra qualche giorno alla proprie case e di poter riabbracciare i propri cari; la soddisfazione ma anche la stanchezza per questi cento e più giorni di lungo, duro e ininterrotto lavoro dai grandi risultati; un po’ di tristezza per la consapevolezza di lasciare un posto meraviglioso, magico e unico, veramente unico al mondo, non sapendo se in futuro vi ritornerai per una prossima spedizione.

Ti rigiri di 180° dando le spalle a quello che in pochi minuti è divenuto da presente per quattro mesi a passato prossimo e, improvvisamente, si staglia davanti ai tuoi occhi, stretti dall’aria fredda che ora li investe, il tuo futuro prossimo per i dieci giorni a venire: è Lei, la nave Italica, la tua nuova casa e la tua nuova bottega per questa imminente crociera attraverso il mare di Ross e l’Oceano Meridionale, detto anche Antartico, da MZS a Christchurch, da 75° a 43° di latitudine sud, da temperature dell’aria di ormai -5/-10°C a +20/+25°C di un’estate australe che va finendo, da temperature dell’acqua gelide di -2°C a tiepide di +15°/+20°C, da un panorama dominato dal bianco del ghiaccio e della neve ad uno dominato dal verde della vegetazione, attraverso orizzonti di 360° di sola acqua, orizzonti che salgono e scendono ritmicamente di diversi metri nell’innarrestabile rincorrersi delle grandi onde che solcano l’oceano più tempestoso della Terra, spesso spazzate, generate e ampliicate dai forti venti che le continue depressioni delle medie e alte latitudini australi generano incessantemente nel loro inseguirsi da ovest verso est.

D’ora in avanti le previsioni si faranno direttamente a bordo e verificherai direttamente sulla tua pelle, o meglio sul tuo stomaco, la correttezza o meno della prognosi del moto ondoso: altezza in metri, periodo in secondi e direzione cardinale di provenienza delle onde sia generate localmente dal vento che di quelle provenienti da distanze più remote, il cosiddetto “mare lungo” o “swell” in inglese. Combinandosi insieme alla direzione e intensità del vento, i suddetti parametri regoleranno la velocità e gli assetti, beccheggio e rollio, che questa vecchia signora in rosso, russa alla nascita ma Italica di nome, assumerà miglio dopo miglio nautico fino al porto di Lyttleton per la gioia dei suoi occupanti. Il tutto ad una velocità di crociera di 12-13 nodi, 20-25 km/h, velocità da passeggiata in bicicletta. E che passeggiata però!

Pronti dunque per questa nuova sfida. Tempo di incastrare un bagaglio da quattro mesi fuori casa negli angusti spazi di una ristretta ma decorosa cabina da quattro persone ed eccoci in sala navigazione dove i valenti e lodevoli informatici dell’ENEA  hanno già preparato la tua postazione con PC in rete e collegato a internet tramite l’antenna satellitare della nave.

Con qualche ora di lavoro, un surrogato della stessa postazione del previsore di MZS è pronta. Pronti dunque ad affrontare la sfida del tempo oceanico.

Un click e dopo pochi istanti il server del nostro Servizio Meteo a Pratica di Mare comincia a inviare una dietro l’altra le decine e decine di mappe di previsione che sotto forma di impulsi radio in sequenze di bit 0 e 1 corrono e saltano a velocità prossime a quella della luce tra cavi, fibre e antenne fino al satellite per comunicazioni in orbita sull’equatore che a sua volta le reindirizza alll’antenna della nostra Italica. Pochi istanti ancora ed ecco sul monitor il futuro di nubi, vento e mare attorno all’Antartide per i prossimi giorni calcolato dai modelli di previsione dei centri meteorologici europeo e americano e che sono il prodotto di miliardi di miliardi di calcoli fatti in poche ore da alcuni dei più potenti supercomputer mai realizzati al mondo.

E’ ora la testa del previsore che deve analizzare e studiare, in base alle proprie conoscenze e alla propria esperienza, queste innumerevoli informazioni per poter dare alla Direzione di Spedizione e al comando nave le informazioni, i consigli, i suggerimenti per affrontare questa lunga crociera: tre giorni ancora di campagna oceanografica nel mare di Ross e una settimana circa, salvo maggiori tempeste, per arrivare in Nuova Zelanda al ritmo di circa 5° di latitudine al giorno.

Ancora una volta risulta evidente l’importanza e il valore del nostro Servizio Meteorologico dell’A.M.: conoscenze scientifiche, dotazioni tecnologiche e preparazione del personale in grado di fornire da decenni, in patria come all’estero, le informazioni necessarie ad operare in modo sicuro, efficace, efficiente ed anche economico.

Bene, signori, come in ogni crociera che si rispetti si salpa accompagnati da un lungo suono della sirena. Prua inizialmente verso sud per un’ulteriore caccia di alcune ore, ahimè infruttuosa, ancora dei pancakes di ghiaccio intorno al Drygalsky per poi dirigersi ben a nord di MZS, verso Cape Hallett, per alcuni sondaggi del fondo marino. Come era stato previsto, il mare è inizialmente molto mosso per il persistere dei venti da sud. Tuttavia, passata una fascia di grossi lastroni di pack in grado di smorzare rapidamente l’ampiezza delle onde ed entrando nella stretta baia all’interno di Cape Hallett, ciò che ora continua a dar fastidio sono i 30 nodi di vento da sud che fanno penare il personale di plancia a tenere la nave ferma sul punto di studio.

Questa volta le mappe di previsione del vento ad alta risoluzione spaziale (1 km) prodotte la mattina dal modello polare americano non sono state molto precise. Prevedevano la cessazione del vento tra le 17 e le 19 locali. Sono già le 20 e il vento da sud soffia ancora impetuoso. Sul computer in sala navigazione arrivano però le nuove mappe, la nuova corsa del modello inizializzata con i dati di osservazione delle ore 00 di tempo universale, le ore 13 locali alla longitudine 170° della Nuova Zelanda e mostrano effettivamente un ritardo nell’esaurimento del vento tra le 22 e le 23. In effetti così è, dopo le 22.30 nell’arco di poco meno di 15-20 minuti il vento cala rapidamente da 30 nodi a quasi calmo e tenere la nave ferma diventa un gioco da principianti.

A volte, come vedremo anche tra breve, i modelli di previsione meteorologica sono in grado di fare previsioni sufficientemente accurate con giorni di anticipo. Altre volte, a meno di 24 ore di anticipo possono fare errori grossolani e comunque in grado di far ritardare o cancellare una missione o un compito. Ad ogni modo nel corso degli ultimi anni questi modelli hanno raggiunto gradi di attendibilità notevoli e continuamente migliori, anch se la precisione assoluta, spaziale e temporale, resteranno per sempre un miraggio irraggiungibile, come scientificamente dimostrato. Si dovrà pertanto sempre tener conto della possibilità di errori, generalmente piccoli entro 1 o 2 giorni di anticipo ma che alle volte possono essere più grossolani.

Poco dopo si scaricano sul PC anche i pacchetti di previsione del moto ondoso per analizzare cosa ci aspetta sull’Oceano Meridionale una volta lasciato alle spalle il mare di Ross. Allontanatasi verso est la grande perturbazione madre dei forti venti da sud, nella prima metà della navigazione, fino a circa latituine 60°S, si profilano venti e mare molto tranquilli. Solo la visibilità sarà mediocre per una massa d’aria relativamente tiepida e molto umida proveniente da latitudini più settentrionali, cioè più verso le medie latitudini, che scorrendo sulle acque molto più fredde che circondano il continente antartico, si raffredda portando alla condensazione in micro-goccioline d’acqua in sospensione parte del vapore in essa contenuto. Si formano così le foschie o, se la visibilità scende sotto i 1000 metri, le cosiddette nebbie da “avvezione” ovvero da trasporto di aria più calda e umida su una superficie più fredda. Questa è una ulteriore preoccupazione per il personale della plancia della nave. Con visibilità ridotta il pericolo di collisione in queste acque non è con altro traffico marittimo, praticamente assente, ma con i tanti enormi icebergs, frammenti dei molti ghiacciai o addirittura dell’Ice Shelf. Quando tuttavia l’occhio umano non può penetrare le goccioline d’acqua in sospensione, il suo compito è sostituito dalle mico-onde del radar di bordo che riflettendosi contro un eventuale bersaglio ne produrranno la visualizzazione e il posizionamento sul suo schermo in plancia.

Ciò che attira però più di tutto l’attenzione del previsore è la seconda metà della traversata oceanica, dal quarto giorno in avanti. Sembra infatti dai calcoli del modello del centro europeo di previsioni ECMWF, ovvero dalle mappe che ne derivano, che si venga a formare in tutta la fascia di longitudini oceaniche tra sud dell’Australia e sud della Nuova Zelanda, tra i 60° e i 50° gradi di latitudine, un canale molto esteso da ovest a est di venti occidentali sostenuti, tra 30 e 40 nodi, prodotti dal contrapporsi di un vasto anticiclone di aria calda di origine sub-tropicale e una vasta area depressionaria tra i 60° e le coste antartiche.

Il Direttore Generale di Meteo France visita gli Enti operativi del comparto meteorologico di Pratica di Mare. | MeteoAM.it


Martedì 10 maggio, presso l’Aeroporto di Pratica di Mare, il Direttore Generale di Meteo France, Mr Jean-Marc Lacave, e il Vice Direttore aggiunto Mr. Olivier Gupta, hanno visitato gli Enti del Comparto meteo sul sedime di Pratica di Mare.

Il Direttore Generale di Meteo France, accompagnato dal Capo Reparto Meteorologia (REMET) del Comando Squadra Aerea, Colonnello Silvio CAU, è stato accolto al Centro Operativo per la Meteorologia (COMET) di Pratica di Mare dal Col. Gino Bartoli, Vice Comandante la 9ª Brigata Aerea “ISTAR-EW”, dal Direttore del Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia AM (CNMCA), Colonnello Fabio Travaglioni e dal Direttore Operativo del COMET, Tenente Colonnello Domenico Villa.

L’incontro si è svolto presso la sala briefing del COMET, dove, dopo il discorso di benvenuto da parte del Capo Reparto del REMET, si sono susseguite una serie di presentazioni per illustrare l’organizzazione di alcune articolazioni operative del comparto meteorologico di Forza Armata. In particolare, sono state descritte le organizzazioni e le missioni del COMET, del CNMCA e del Gruppo di Supporto ICT per la Meteorologia del Reparto Sistemi Informativi Automatizzati (RESIA), sottolineando le dinamiche relative al coordinamento tra gli Enti stessi.
Successivamente alle presentazioni di natura ordinativa, si sono succedute presentazioni tecniche per descrivere l’iter procedurale secondo il quale vengono generate le previsioni del tempo, ponendo enfasi sul valore aggiunto del previsore rispetto alle previsioni ottenute direttamente dai modelli numerici. E’ stato mostrato il software di visualizzazione dinamica dei prodotti di previsione numerica denominato WEGO-E (Weather Environment GIS Oriented-Evolution), sviluppato dal servizio meteo dell’A.M. in collaborazione con la ditta ESRI Italia, basato sull’architettura GIS (Geographic Information System) ArcGIS, del quale è stata data una dimostrazione in tempo reale.

Il Presidente-Direttore Generale ha presentato l’organizzazione di Meteo France e dei loro compiti istituzionali, presentazione cui hanno fatto seguito un “question time” ed un proficuo scambio di informazioni tra le due organizzazioni, con l’augurio di una possibile collaborazione stringente nel prossimo futuro in relazione al fatto che i due Paesi sono confinanti e quindi sarebbe auspicabile un coordinamento per le previsioni su aree di interesse comune, nonché una verifica delle performance dei rispettivi modelli di previsione anche sulle stesse aree geografiche.   
L’incontro è proseguito con la visita alle Sale Operative del COMET e del CNMCA, ed è stato visitato il centro di calcolo e di comunicazione del Gruppo di Supporto per la Meteorologia del RESIA.

L’Analisi dei Modelli LAM per la Previsione dell’Energia Eolica | MeteoAM.it


Dal 15 al 17 novembre 2016, si è tenuto a Vienna il “15th International Workshop on Large-Scale Integration of Wind Power into Power Systems”, incontro di rilevante importanza a livello internazionale per gli esperti del settore delle energie rinnovabili. 
Nell’ambito dell’incontro Enel Green Power ha presentato i risultati di un recente studio effettuato nel 2014-15 in collaborazione con l’Aeronautica Militare – Servizio Meteorologico, riguardante l’uso dei modelli atmosferici di previsioni numeriche (NWP) a scala regionale per il miglioramento dell’accuratezza delle previsioni di energia eolica a medio termine (48-72 ore).

Nello specifico, in tale lavoro i campi di previsione forniti dal modello operativo (COSMO-ME) del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare sono stati usati come input ad un modello statistico per la previsione di energia eolica, sviluppato da Enel Green Power. L’output di tale modello è stato confrontato con quello di un altro modello NWP utilizzato da Enel Green Power, basato su un differente schema numerico per la componente atmosferica, per valutarne le prestazioni.  Il confronto dei risultati, su un numero significativo di parchi eolici, ha messo in luce la migliore prestazione del COSMO-ME nelle prime 24 ore di previsione rispetto al modello di riferimento, dovuta essenzialmente alla migliore qualità dello stato iniziale usato per l’integrazione del modello atmosferico.

Il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare vanta infatti un’esperienza più che decennale nel campo della cosiddetta “Assimilazione Dati”, che ha come obiettivo di stimare il migliore stato iniziale possibile dell’atmosfera (analisi) considerate tutte le osservazioni raccolte in una certa finestra temporale. Dal 2011 il Centro si è dotato di un moderno algoritmo basato sulla tecnica del filtro di Kalman Stocastico (Local Ensemble Transform Kalman Filter), che rappresenta lo stato dell’arte nel settore dell’ Assimilazione Dati.

Lo studio è un’ulteriore conferma della trasversalità della meteorologia e di un sempre più diffuso impiego dell’informazione meteorologica nei processi decisionali di importanti aziende, nonché dell’importanza che un centro meteorologico operativo investa in un proprio sistema di assimilazione dati impiegando risorse per migliorarne le prestazioni e per mantenerlo al passo con i tempi.
Maggiori dettagli sul lavoro presentato sono disponibili nella pubblicazione “Analysis of Limited Area Models for Wind Power Prediction“.

 

Non è stata una tromba d’aria | MeteoAM.it


Molti quotidiani hanno riportato la notizia che domenica 16 luglio 2017 il litorale di Ostia ha vissuto momenti di paura quando, intorno alle ore 14 una tromba d’aria ha colpito lo stabilimento “Zenith” provocando una decina di feriti, alcuni dei quali trasportati negli ospedali della zona. Le persone sono state colte di sorpresa dal vortice all’interno dello stabilimento e poi spostatosi verso il mare. Molti ombrelloni sono volati altissimi nel cielo e alcuni lettini sono stati scaraventati contro i numerosi bagnanti presenti.

Sicuramente non è stata una tromba d’aria o una tromba marina, in quanto il cielo era terso e quasi sereno. Non è stata una raffica di vento più forte delle altre, perché troppo limitata nello spazio e perché gli ombrelloni non si sarebbero alzati così in alto. Si è trattato invece di un fenomeno meteorologico frequente nei deserti ma raro sulle nostre spiagge chiamato dust devil (diavolo di sabbia). Esso è una piccola colonna d’aria rotante e ascendente, visibile per il sollevamento della sabbia o della polvere, alta in genere meno di 30 metri, anche se in alcuni rarissimi casi ha raggiunto anche il chilometro di altezza. Il dust devil nasce da un surriscaldamento della superficie di una porzione di suolo rispetto alle zone circostanti. In presenza quindi di aria molto calda nei bassi strati, qualora le condizioni meteorologiche favoriscano vorticità al suolo, l’aria a contatto col suolo sale velocemente e va in rotazione.

Venendo al dettaglio di quanto successo, la mattina soffiava un vento catabatico (che scende dai rilievi montuosi) da nord-est, un föhn appenninico estremamente secco e caldo, con una velocità di dieci nodi e raffiche fino a venti nodi (circa 37 Km/h). Il vento era più intenso a nord del Tevere, dove è persistito per tutta la giornata, ruotando intorno ad un minimo di pressione di 1013 hPa centrato a Ostia e formatosi sottovento all’Appennino. All’aeroporto di Fiumicino veniva segnalato wind shear sulla pista di volo 34R e alla stazione di osservazione dell’Aeroporto di Pratica di Mare si osservava un’umidità relativa bassissima del 10%. La radiazione solare era molto intensa a causa del basso contenuto di vapore acqueo presente a quasi tutte le quote. Poco dopo le ore 13 un probabile dust devil faceva volare una decina di ombrelloni dello stabilimento “Venezia” di Ostia a un centinaio di metri di altezza, per poi precipitare in mare. Alle ore 14 circa, con una temperatura particolarmente elevata sulla costa (32°C a Pratica di Mare, 33°C a Fiumicino) allo stabilimento “Zenith” si verificava un invorticamento del vento con conseguente formazione di un dust devil, della durata di circa un minuto e abbastanza intenso da far volare in aria l’attrezzatura da spiaggia. Il vortice, spinto dal vento di terra, dopo aver percorso tutta la spiaggia si spostava sul mare, dove collassava rapidamente trovando una superficie più fredda. Poco tempo dopo l’apparizione del vortice, a Lido di Ostia e anche più a sud, per esempio a Pratica di Mare, si assisteva ad una repentina rotazione del vento da 30° (Nord/Nord-Est) a 180° (Sud), che pertanto diventava proveniente dal mare. La rotazione del vento si associava all’arrivo della brezza di mare, che, dopo alcuni tentativi, riusciva a imporsi sul föhn, rendendo impossibile la formazione di altri dust devils. Tuttavia la velocità della brezza di circa 16 nodi non convinceva i gestori degli stabilimenti dello scampato pericolo. Infatti per paura che il fenomeno si potesse ripetere, tutti gli stabilimenti hanno tenuto gli ombrelloni chiusi sotto il sole fino a sera e a molti bagnanti increduli è stato consigliato di abbandonare la spiaggia.

 

 

Nelle mappe seguenti la previsione dei venti dei modelli ECMWF e COSMOIT valide per il giorno 16 luglio alle ore 14, in cui si nota un minimo di pressione e una convergenza dei venti in prossimità di Ostia.