I mercati sono miopi?

È giusto o no che lo spread con la Germania continui a rimanere alto?

In questi giorni sento molto parlare del fatto che i mercati non renderebbero giustizia all’Italia e all’Europa. Per esempio, cito una fonte autorevole: I mercati stanno esagerando il rischio del debito governativo e questo può andare avanti ancora un po’. Ci si può aspettare che persone come Draghi parlino così, per “l’ottimismo” istituzionale che il loro ruolo suggerisce. Altri invece non hanno questo “obbligo” istituzionale, e in questo articolo vorrei concentrarmi su un articolo apparso su Linkiesta, a firma di Giorgio Arfaras, che commenta alcuni risultati presentati dal Fondo Monetario Internazionale e ci dice, tra le altre cose, che i mercati non ci vedrebbero bene.

I mercati sono “miopi”, in particolare perché penalizzerebbero tramite uno spread elevato un paese come l’Italia, con debito pubblico elevatissimo, un deficit relativamente contenuto, ma con la prospettiva di aumento di spese relativamente contenuto per pensioni e sanità in prospettiva. Al contrario paesi come gli Stati Uniti hanno un debito pubblico vicino ai livelli di quello Italiano, un deficit molto peggiore e prospettive da incubo su pensioni e sanità, ma non hanno il problema dello spread. Questo, sostiene Arfaras, potrebbe mettere a rischio il risanamento dell’Europa. Questo tipo di conclusione crea due tipi di problemi a mio avviso:

  1. Non inquadra nel modo giusto la natura della questione;
  2. giustifica visioni auto-assolutorie, per cui la crisi in cui versa il nostro paese in fondo sarebbe soltanto in parte colpa dell’Italia e in parte di qualcun altro.

Non mi sembra corretto parlare di “miopia” di mercato, per due motivi. Uno perché si cade in un vecchio vizio, che è quello di ritenere di saper fare il lavoro di chi sta tutti i giorni sui mercati meglio di chi lo fa effettivamente. Due, perché la conclusione dell’articolo sembra mischiare mele e pere, cioé mercato e politica, implicando che il mercato dovrebbe “fare” anche politica quando fa il suo lavoro.

Partiamo dal primo motivo. Il ruolo del mercato è  determinare il prezzo di un bene, né più né meno. Nel farlo, il mercato, in questo caso il mercato finanziario, prende in considerazione tutte le informazioni che ha al momento di decidere e le aspettative di quello che potrebbe succedere. Ricordiamoci che il mercato non è altro che l’insieme di chi compra e chi vende: alcuni sono individui che investono i propri soldi, altri sono aziende quotate, banche, fondi di investimento, etc. Tutti giocano secondo le “regole” stabilite dalla legge e il loro scopo è far soldi. L’articolo suggerisce che il mercato guarderebbe troppo al presente e poco al futuro, quando mette un prezzo sul rischio dei vari paesi. Parlare di miopia del mercato suggerisce che qualcuno, in questo caso Arfaras, sappia meglio del mercato quali siano gli elementi da guardare per determinare il prezzo, in particolare, il cambiamento del valore attuale netto della spesa futura per pensioni e sanità. Sarebbe interessante valutare anche l’impatto dello stock di spesa su PIL corrente, o anche l’aspettativa del mercato che il cambiamento di spesa vada come previsto di qui al 2050 nei vari paesi, o addirittura se ci stiamo dimenticando qualche altra variabile in questo modello (e.g. il prestatore di ultima istanza), ma non è questo il punto. Purtroppo il numero di chi afferma, in un modo o nell’altro, di sapere il prezzo giusto meglio del mercato è enormemente superiore al numero di chi effettivamente dimostra di saperlo. E basta poco per vederlo, perché chi ci riesce, anche solo per un periodo limitato di tempo, tende a diventare miliardario. ;-). Il mercato, o almeno un mercato concorrenziale, assorbe tutte le informazioni e poi da più o meno peso a quegli aspetti che ritiene più interessanti. Io posso chiedermi perché il mercato non fa quello che vorrei, ma questo tipo di esercizio porta a cercare di spiegarmi perché il mercato fa le scelte che fa piuttosto che forzare il mercato a vederci “giusto”, cioé a modo mio. Al massimo potrei dare l’esempio, facendo soldi con le decisioni di investimento che ritengo giuste; se tali decisioni si dimostrano superiori, nel senso che producono maggiori rendimenti, il mercato se ne accorgerà e correggerà il suo comportamento. Certo, prima di farlo potrebbe anche essere utile chiedermi perchè se quella era la decisione di investimento giusta non abbia fatto breccia prima… In breve, chi è del settore ha un’idea di come funziona il mercato, per cui ha poco senso recriminare sul fatto che il prezzo è fatto guardando ai fondamentali sbagliati. E questo ci fa connettere al secondo punto.

Chi opera sui mercati finanziari è lì per far soldi. Non è colpa sua se l’Europa è in crisi, perché la Grecia è tecnicamente fallita e l’Italia non cresce da venti anni e non ha prospettive di ricominciare a farlo nel breve periodo e così via. Il mercato, come abbiamo detto, è semplicemente il luogo dove si stabilisce un prezzo a cui un venditore è disposto a vendere e un compratore a comprare. Non ci si può aspettare che gli investitori siano buoni e si prendano rischio gratis comprando titoli di stato Italiani con rendimenti più bassi di quello delle contrattazioni per far scendere lo spread e salvare l’Italia e l’Europa. Voglio dire, il singolo investitore può decidere liberamente di farlo, ma non si può pretendere che il mercato lo faccia o peggio imporglielo, perché non è compito suo e perché si rischierebbe di avere l’effetto contrario.Infatti se così fosse cambierebbero le regole del gioco e gli investitori potrebbero anche decidere che non è il momento giusto di rischiare i propri soldi, facendo venire meno la liquidità del mercato (come in effetti sta succedendo già in Italia). Dire che i mercati finanziari possono mettere a repentaglio il risanamento dell’area dell’euro, perché osservano troppo l’oggi signfica mischiare due ambiti differenti: il mercato e la politica. Salvare l’Europa non è e non può essere l’obiettivo del mercato, per quello ci sono i politici. Al mercato interessano altre cose, connesse con il benessere dell’Europa, tipo la stabilità dei paesi, un ambiente favorevole al business, etc. I bravi politici dovrebbero saperlo, assieme al fatto che il mercato può essere uno strumento essenziale per promuovere la crescita, che però non può sostituirli nel loro lavoro.

Veniamo ora al secondo punto, il rischi che si giustifichino visioni auto-assolutorie. Come ampiamente documentato su questo sito, la crisi in cui l’Italia si sta dibattendo era ampiamente evitabile. Era possibile intraprendere azioni molto più decise in termini di risanamento dei conti pubblici e promozione della crescita. È stato deciso (per inettitudine, vigliaccheria o altro da parte dei nostri governanti) di non intraprederle, e ora siamo diventati uno dei principali “sick man of Europe“. Se anche ci sono stati errori o azioni sbagliate da altre parti, la posizione di debolezza e scarsa crescita dell’Italia è principalmente la conseguenza di scelte interne. Per cui ha molto più senso ora riconoscere le proprie responsabilità, in modo da evitare di ripetere gli stessi errori in futuro, piuttosto che prendersela con qualcun altro. Tra l’altro, è brutto dirlo, ma se scegli di correre con una macchina mezza rotta, quando si rompe del tutto e viene qualcun altro a rimorchiarti, è molto più difficile negoziare le condizioni di viaggio che piacciono a te rispetto a chi ti trasporta. Al più potrebbe valere la pena (e sarebbe interessante) valutare se il mercato stia passando un momento di irrazionalità. Se così fosse, però, non dovremmo parlare di “miopia”, ma di panico, come a fine 2008. In ogni caso, la crisi del debito europea va avanti da troppo tempo e non ha avuto un’escalation così improvvisa da poter parlare di un comportamento irrazionale degli investitori come dopo il fallimento di Lehman.

In conclusione, non è giusto dire che i mercati siano miopi solo perché non fanno il lavoro dei politici. Ciò non toglie che la conclusione dell’articolo di Arfaras sia corretta: l’Italia potrebbe non farcela a uscire dalla crisi da sola. Questo, però, non può essere un motivo per non prendere i provvedimenti necessari alla crescita e al taglio della spesa pubblica, che sono utili al paese qualsiasi cosa succeda.