“I sogni non generano suicidi”, il post di Giordano Tomasoni


Il post di Giordano Tomasoni, atleta e scrittore della Val Seriana, rinato dopo un tentato suicidio: “Daniele Nardi aveva un sogno e i sogni non generano suicidi”.

Dopo pochi giorni dalla notizia della morte sul Nanga Parbat dell’alpinista Daniele Nardi (leggi qui), condividiamo il post di Giordano Tomasoni, atleta e scrittore della Val Seriana, rinato dopo un tentato suicidio: “Daniele Nardi aveva un sogno e i sogni non generano suicidi”.

Giordano in particolare si rivolge ad un altro alpinista, il bergamasco Simone Moro, l’unico ad aver scalato il Nanga Parbat in inverno, che nei giorni scorsi ha definito la tragica impresa di Nardi di passare per l’inviolato Sperone Mummery un suicidio.

Alla luce anche dei recenti fatti di cronaca che sono accaduti in bergamasca, ovvero i due suicidi a distanza di poche ore di due militari (leggi qui), la testimonianza di Tomasoni arriva come un messaggio di luce in mezzo a tutto questo buio.

Caro Simone Moro
Chi ti scrive è un suicida! Un suicida a tutti gli effetti, la cui fortuna è quella di poter raccontare ancora di “sogni” alle proprie figlie, quello che purtroppo non potrà più fare Daniele Nardi al proprio bambino.
Non voglio parlare di vette, alpinismo, fortuna, fatalità o incoscienza, ma di sogni.
Sogni si! quelli che un suicida non ha più, quelli che un suicida non ricorda nemmeno che colore abbiano.
La morte da suicidio si sta diffondendo in un silenzio mediatico rotto soltanto dalla popolarità del malcapitato, nessun accenno ad eventuali forme di prevenzione o quant’altro…depressione punto è stop.
Il contrario di depressione è “vitalità” e Daniele ne aveva e ne aveva da vendere, mentre qualcuno come me, a malapena trova la forza per scavalcare la barriera di un ponte.
Svuotato dalla disperazione trascina un’anima stanca sotto le coperte sperando che la notte porti con sé un’alba nuova alla propria anima, nuova come l’impresa che Daniele aveva dentro, sentiva e credeva possibile realizzare.
Vivere con la voglia di suicidarsi o avere il desiderio di fare qualcosa che nessuno ha mai provato prima, sono due cose completamente diverse.
Ho profondo rispetto per il dolore e la parola “suicidio” è capace ancora di sconvolgermi, malgrado il tempo trascorso.
La spontaneità con cui ho scritto queste righe vorrei fossero accompagnate dallo straordinario potere del significato di vivere avendo una meta da raggiungere, magari un sogno, quella speranza che un suicida mai sentirà nascere dentro di sé, anzi.
Credo nella bellezza dei sogni, nel potere terapeutico di un viaggio, questo è l’augurio che faccio a chi sente tramontare la speranza, che possa sentir crescere dentro di sé la voglia di partire, magari per un viaggio, trascinato dall’entusiasmo di un bambino.
Perché alla fine un viaggio non finisce mai: lo immagini prima, lo vivi durante e che lo ricordi o meno, sai per certo che ti ha tenuto vivo, vivo come il cuore che batte, come gli occhi che guardano la cima, come il vento che taglia la pelle.
E indimenticabile… come l’ultimo battito!
Buon viaggio Daniele



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