Iconae Mariae, a Gandino mostra prolungata al 7 aprile


Iconae Mariae, visitatori da ogni parte: a Gandino la mostra prolungata al 7 aprile.


Un successo per certi versi inaspettato, ma assolutamente meritato e piacevolmente condiviso da esperti qualificati. E’ stata prolungata sino al  prossimo 7 aprile l’apertura a Gandino della mostra “Iconae Mariae – Il volto di Dio nelle icone della Madre”, allestita presso la sezione Presepi del Museo della Basilica e dedicata alle icone ortodosse.

Si tratta di una rassegna senza precedenti di ben 127 opere di ogni tempo, provenienti da parrocchie e collezioni private. In queste settimane (l’esposizione è stata inaugurata lo scorso novembre) sono stati davvero tanti i visitatori, arrivati da tutto il Nord Italia ed anche dall’estero.

Il gruppo di lavoro, coordinato da Francesco Rizzoni, rettore del Museo gandinese, si è avvalso della consulenza delle studiose Stefania Verità e Lavinia Botti e di ulteriori contributi che corredano il catalogo riccamente illustrato, curato dal Gruppo Amici del Museo con il patrocinio di Provincia di Bergamo, Comune di Gandino, Parrocchia di S.Maria Assunta, Pro Loco Gandino e Russia Cristiana. Oltre all’introduzione del parroco don Innocente Chiodi, di cui potete leggere nell’editoriale di questo numero, vi sono gli interventi di mons. Maurizio Malvestiti, Vescovo di Lodi, del sindaco Elio Castelli con l’assessore alla cultura Mariangela Rudelli, di Giovanna Parravicini, Paola Cortesi e  mons. Francesco Braschi, presidente di Russia Cristiana.

“Per un occidentale – scrive Stefania Verità, ribadendo l’intervenuto tenuto in occasione dell’inaugurazione del 18 novembre  – confrontarsi con il mondo delle icone e, spesso, spiazzante: la nostra cultura figurativa ha, nel corso dei secoli, percorso sentieri che conducevano gli artisti verso una continua ricerca tecnica e stilistica, in un turbine di sollecitazioni che ha dato esiti altissimi. Giotto, Masaccio, Piero della Francesca, Leonardo, Caravaggio e via via fino ai Futuristi hanno sperimentato, stravolto lo stesso concetto di arte e di estetica. Ma questo e il “nostro” mondo, che corre e consuma anche la forma artistica. L’Oriente, e in particolare quello ortodosso, no, vive i cambiamenti come un affronto al proprio spirito, alla propria cultura; tutto rimane entro l’alveo di una tradizione millenaria, di un ars perennis, solida come una roccia, sempre uguale a se stessa, lenta, lentissima, refrattaria ai mutamenti e le icone sono la testimonianza di un concetto cosi lontano nei tempi. Proprio questa idea e l’impedimento principale per comprendere la bellezza delle icone, siano esse russe, greche, veneto-cretesi o di altre aree, ed e anche il limite per lo studioso occidentale che volesse catalogarle ed inserirle in un contesto artistico preciso. I centri di produzione sono dispersi in una vastissima area, che va dall’Etiopia alle regioni più a nord della Russia, passando per la Grecia e le sue isole, parte del Medio Oriente, toccando grandi capitali e remoti villaggi, dai palazzi del potere ai monasteri di eremiti, ma tutti con un unico denominatore: l’icona non è oggetto ma il tramite diretto con cui l’uomo incontra Dio”.

La mostra Iconae Mariae mette in risalto icone dal XVI sec. fino ai giorni nostri, con specifiche sezioni anche per le icone da viaggio.

La mostra ed il Museo dei Presepi saranno aperti ogni venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 14.30 alle 18.30. Visite su prenotazione ai numeri 3485163905 e 3494771770.

Info www.museobasilica.com e su www.lecinqueterredellavalgandino.com.

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