La rilettura della storia geologica svela un continente perduto



Facendo un’escursione lungo le catene montuose sparse intorno al Mare Adriatico, può capitare di arrampicarsi sui resti accartocciati di un continente perduto da molto tempo.

Questo mese gli scienziati riportano, sulla rivista Gondwana Research, che questo miscuglio roccioso non è altro che il resto di un pezzo di crosta continentale delle dimensioni della Groenlandia, demolito milioni di anni fa. La storia della fine del continente fa parte di un nuovo studio che ricostruisce gli ultimi 240 milioni di anni di storia della tettonica del Mediterraneo con dettagli senza precedenti.

Il modello mostra come questo continente si sia prima separato dalle attuali Spagna, Francia meridionale e Africa settentrionale, formando una massa separata che il gruppo di ricerca ha chiamato Adria Maggiore. E mentre le placche rocciose del pianeta continuavano a muoversi inesorabilmente, questo continente è poi precipitato in diverse zone di subduzione, le voragini geologiche distruttive della Terra.

Mentre si tuffava nelle profondità del mantello, lo strato superiore del continente è stato spianato, come una colossale mela sbucciata da un titano. I residui sono stati scaricati sui piani sovrastanti, formando le Alpi,

i Balcani e le future montagne presenti lungo la spina dorsale dell’Italia, della Turchia e della Grecia.

Diverse parti del continente però evitarono sia la rasatura sia la lenta distruzione dovuta alla subduzione. Questi resti intatti dell’Adria Maggiore si trovano oggi sopra il tacco dello stivale dell’Italia, sparpagliati da Torino a Venezia e nella regione istriana della Croazia, il che significa che è possibile fare una gita sui resti di un continente perduto.

La ricostruzione di questa parte del nostro passato geologico è la chiave di volta per capire il presente, afferma il leader dello studio Douwe van Hinsbergen, esperto di Tettonica e Geografia Antica all’Università di Utrecht.

Egli afferma che “tutto ciò che si vede intorno, che non sia costituito da legno o tessuto, è stato trovato dai geologi nelle montagne”. Minerali e metalli ora vitali per la civiltà possono essere trovati all’interno di questi picchi e, nel tempo, i loro giacimenti nascosti interconnessi sono stati frammentati dalla tettonica a zolle.

I modelli come quello contenuto nel nuovo studio possono permetterci di tornare indietro nel tempo e guardare come sia avvenuta questa dissezione. Se un deposito di rame, ad esempio, viene trovato in un paese, le ricostruzioni ci consentono di capire dove potrebbero essere finiti i frammenti un tempo collegati tra di loro, creando delle mappe del tesoro dell’era moderna.

Ricsotruire il puzzle

Determinare l’evoluzione geologica del Mediterraneo dal periodo Triassico ha presentato alcune serie sfide. Gli scienziati hanno una vasta conoscenza di alcuni periodi della storia della tettonica regionale, ma adesso il puzzle geologico ha generato un’analisi dettagliata e complessa.

“Il Mediterraneo è simile ad un miscuglio informe”, afferma Robert Stern, un esperto di tettonica a zolle dell’Università del Texas a Dallas, non coinvolto nel lavoro.

All’interno di questa regione disordinata, diversi geologi avevano precedentemente trovato tracce dell’esistenza di un continente perduto, ma i dettagli chiave della sua storia si sono rivelati sfuggenti. I suoi resti sono sparsi in circa 30 paesi, ognuno con i propri modelli, mappe, tecniche di rilevamento e terminologie. Nella letteratura il continente aveva persino una serie di possibili nomi.

Per risolvere la questione, il team ha trascorso 10 anni a raccogliere un’enorme mole di dati geologici e geofisici da tutta la regione e collegarli al loro modello, utilizzando un software chiamato GPlates. Negli ultimi 15 anni circa, questo software, che Van Hinsbergen descrive come “relativamente a prova di stupidi”, ha permesso una visualizzazione e una messa a punto più dettagliata dei sistemi di tettonica a zolle. Il minuzioso processo messo a punto dal team ha rivelato i capitoli mancanti del complicato girovagare di questo continente perduto.

Circa 240 milioni di anni fa, Adria Maggiore faceva parte del supercontinente Pangea, schiacciato contro l’attuale Africa settentrionale, la Spagna e la Francia meridionale. Si staccò dall’Africa dopo 20 milioni di anni e si separò dalla Francia e dalla Spagna dopo 40 milioni di anni per diventare un continente isolato.
Sebbene la sua geografia per ora non sia ancora chiara, si può ipotizzare che fosse un po’ come il continente in gran parte sommerso della Zelanda, con pezzi di terra (in questo caso, la Nuova Zelanda e la Nuova Caledonia) che spuntavano dal mare. Potrebbe anche essere successo come per le Florida Keys, con un arcipelago di isole non vulcaniche sul mare.

Sforzo monumentale

La distruzione di Adria Maggiore è iniziata 100 milioni di anni fa, quando incontrò l’attuale Europa meridionale, e alcune sue parti si inabissarono sotto una serie di piastre in tutta la regione. Questa subduzione sparpagliata del continente significa che “ogni piccolo pezzo ha una storia particolare”, afferma van Hinsbergen. E finisce con l’attuale, caotico, Mediterraneo.

Tuttavia, afferma van Hinsbergen, “se i continenti scompaiono, tendono a lasciare dei segni”, incluse le cicatrici della nascita delle montagne.

Si possono creare delle montagne quando due continenti si scontrano, come è successo alla catena montuosa dell’Himalaya. Ma per crearle non sempre c’è bisogno di una zona di collisione. Secondo Stern, può succedere che le piastre di subduzione subiscano una levigazione dei loro strati superiori da parte dalla piastra superiore, e che i residui si possano poi sgretolare e accumulare fino a formare delle montagne.

Secondo van Hinsbergen, questo principio è vitale per la ricostruzione del passato del Mediterraneo. I geologi possono far combaciare i resti delle costruzioni montuose che si trovano attualmente lungo la sezione della lastra originale, inghiottita dal mantello sottostante, il che consente loro di modellare più precisamente i pezzi dell’antico puzzle.

Secondo il geofisico Dietmar Müller, co-leader del Progetto EarthByte – il gruppo di ricerca che ha sviluppato GPlates presso l’Università di Sydney – questo lavoro è stato “certamente un’impresa monumentale”. Lo sforzo intrapreso è paragonabile a quello necessario per la ricostruzione, da parte del suo gruppo, della storia tettonica dell’intero pianeta, e ritiene che, ciò che questa nuova opera ha perso su grande scala, sia stata compensata dai suoi dettagli mozzafiato.