Petizione “Salva le Orobie dall’invasione”, il CAI “Puntiamo alla sostenibilità”


In 2500 firmano per boicottare l’iniziativa “Save the mountains”. Il CAI replica: “Non è una giornata da record, puntiamo alla sostenibilità e a incoraggiare comportamenti a impronta zero”.

Fa discutere la nuova iniziativa del CAI di Bergamo “Save the mountains and their cultural heritage” in programma nei rifugi delle Orobie bergamasche il prossimo 7 luglio.

Lanciata prima come nuovo Guinness World Record, (sulla scia della Cordata della Presolana del 2017 quando, con 2.846 partecipanti che abbracciarono il Massiccio dolomitico bergamasco, l’evento entrò nel Guinness dei Primati), e rivista poi come iniziativa che punta a incoraggiare comportamenti a impronta zero, la giornata nei rifugi a cui partecipare come ambasciatori della sostenibilità sembra non convincere molti.

Tant’è che la petizione lanciata sulla piattaforma Change.org da Riccardo Paravisi “Boicotta l’iniziativa “Save the mountains” (CAI Bergamo) e salva le Orobie dall’invasione” ha già raccolto quasi 2500 firme.

Nel testo della petizione si legge:

La montagna va tutelata dal turismo di massa. Portare 10.000 persone in un solo giorno sulle Orobie Bergamasche per un’iniziativa che mira soltanto a stabilire un record da Guinness dei primati, avrà sicuramente un impatto ambientale molto forte su un ecosistema molto fragile come è quello alpino. Inquinamento ambientale prodotto dai mezzi a motore utilizzati per raggiungere la base dei sentieri. Inquinamento acustico prodotto dalle migliaia di persone che invaderanno un territorio naturalmente silenzioso e disturberanno la fauna selvatica.

La montagna si tutela insegnando ai bambini nelle scuole a rispettarla e lasciando il minor segno possibile del passaggio e della presenza umana.

L’iniziativa promossa in primis dal presidente del CAI Bergamo  Paolo Valoti si inserisce, invece, nel filone ormai dominante di portare il maggior numero di persone possibile in montagna, vista ormai unicamente come fonte di guadagno e nient’altro. Con l’aggravante dell’ipocrisia del motto “Save the mountains” e delle istituzioni che l’hanno ideata e organizzata (CAI, Corpo Nazionale Soccorso Alpino, Associazione Nazionale Alpini, Osservatorio per le montagne bergamasche e Provincia di Bergamo) che almeno sulla carta dovrebbero tutelare l’ambiente montano.

Queste iniziative “one spot” sono quanto di più lontano si possa fare per promuovere la cultura della montagna e pertanto vanno con forza combattute da coloro che hanno veramente a cuore la conservazione dell’ambiente alpino e la tutela della flora e della fauna che qui vi risiede.

La risposta del CAI

In merito è intervenuto il presidente del CAI di Bergamo Paolo Valoti che ha sottolineato come la giornata non abbia velleità di record e che gli obiettivi riguardano proprio gli atteggiamenti che ogni escursionista deve sostenere per vivere la montagna a impronta zero: “Il progetto di educazione e sostenibilità  Save the mountais and their cultural heritage – spiega Valoti – ha come obiettivo primario la salvaguardia delle montagne (come indicato dall nome stesso dell’iniziativa) ed è ideato e coordinato da Unione Bergamasca delle Sezioni e Sottosezioni CAI, dalla Sezione di Bergamo ANA, dalla Provincia di Bergamo con l’Osservatorio per le Montagne Bergamasche che include le Comunità Montane di Valle Imagna, Valle Brembana, Valle Seriana, Valle di Scalve e dei Laghi Bergamaschi, il Parco delle Orobie Bergamasche, il Consorzio BIM fiume Serio e Brembo e lago di Lecco, il Consorzio BIM Oglio. Ha il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, del Soccorso Alpino Lombardo, dell’Università di Bergamo e dell’ATS di Bergamo oltre a diverse organizzazioni e associazioni del territorio bergamasco”.

“Chi parteciperà raggiungendo uno dei rifugi che fanno parte delle Orobie seguendo i sentieri indicati e non lasciando alcuna traccia del suo passaggio, sarà a tutti gli effetti un ambasciatore della sostenibilità”.

Tra gli altri obiettivi che si leggono nelle note informative ci sono anche: – presentare la gente bergamasca come comunità educativa e dinamica impegnata a promuovere una cultura della sostenibilità e dell’economia circolare che “si rigenera da sola” per i territori delle montagne, in particolare attraverso i giovani e ragazzi; – promuovere l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane ed in particolare di quelle lombarde, e la difesa del loro ambiente naturale; incoraggiare l’attività fisica, sani stile di vita e di benessere per tutti attraverso la cultura del camminare nell’ambiente di montagna secondo le abilità di ciascuno.

“Da non dimenticare poi l’importanza dei rifugi, protagonisti della giornata e unici e veri presidi delle nostre montagne – conclude Valoti -“.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il sito internet ufficiale.

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