Xylella, nuovo parere Efsa: “Non c’è alternativa alle eradicazioni”



Nel momento in cui Xylella colpisce l’unico modo per trattare gli ulivi infetti è anche il più doloroso: eradicarli. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato due pareri molto importanti a proposito del batterio Xylella fastidiosa che sta provocando il disseccamento degli ulivi soprattutto nel Salento, ma anche nelle isole Baleari e in Corsica. Senza dimenticare il nuovo focolaio scoperto a fine 2018 sul monte Argentario, in Toscana; quelli nella Comunità Valenciana e nell’area di Madrid, sempre in Spagna. Il primo parere è un aggiornamento sui rischi che corrono le piante colpite da Xylella, mentre il secondo analizza le misure di contenimento attuate fino ad ora nelle aree colpite.
 
La prima notizia è che i numerosi tentativi fatti per curare le piante infette senza eradicarle non hanno prodotto i risultati sperati. O almeno, non ancora. Perché, spiega Efsa via e-mail in risposta ad alcune nostre domande, “alcuni risultati promettenti sono stati ottenuti”. Ad esempio sugli agrumi in Brasile utilizzando la molecola N-Acetylcisteina, in grado di disgregare il biofilm batterico: i sintomi della malattia sono tati ridotti. Ma, chiarisce Efsa, sono risultati “ancora preliminari” e ulteriori esperimenti sono in corso anche sugli ulivi pugliesi. Ed è negativo anche il parere sul metodo Dentamet, il fertilizzante a base di zinco, rame e acido citrico che sulle prime sembrava aver ridotto la gravità della malattia, ma che alla fine “non ha dimostrato di averla messa sotto controllo”. Lo studio scientifico, pubblicato su Phytopatologia mediterranea, era stato discusso anche nel convegno organizzato a Bari dall’Accademia pugliese delle scienze nel marzo 2018.
 
Il corollario di tutto ciò è che, ad oggi, “non esiste alternativa alle misure di eradicazione per eliminare la malattia”. Tuttavia questo non significa che nelle aree di contenimento (tra le quali il Salento) l’olivicoltura debba essere abbandonata: l’Unione Europea infatti consente di coltivare le varietà che resistono al batterio o che lo tollerano. Due di queste sono già state identificate in Italia.
 
Gli esperti dell’Efsa hanno anche confermato l’efficacia delle zone cuscinetto (un raggio di cinque chilometri rispetto alle aree in cui sono state eradicate piante infette) e delle aree infette (cento metri dalle piante malate). Le misure adottate in queste zone, fondamentali per far sì che il batterio non dilaghi, funzionano però solo quando “tutti i fattori di controllo sono implementati rapidamente ed efficacemente: rilevamento precoce delle piante infette, rimozione delle piante infette e piante ospiti, tempestivo controllo degli insetti vettori (stadi giovanili e adulti)” spiega lo studio. E “se anche solo uno di questi elementi non viene trattato rapidamente e con rigore, l’efficacia dell’eradicazione è a rischio”. Nel giugno del 2018 la Commissione Europea ha esteso di venti chilometri verso nord l’area infetta (e di conseguenza, anche la zona cuscinetto) che si trova in Puglia, sfondando così il confine della provincia di Bari.
 
Ma se fino ad ora a livello europeo il caso Xylella ha visto spesso contrapposti i Paesi mediterranei a quelli del nord, dall’indagine Efsa emerge che siamo tutti sulla stessa barca. Gli esperti dell’autorità con sede a Parma hanno infatti concluso che quasi tutta l’area della Ue è caratterizzata da climi che potrebbero rendere possibile l’insediamento di Xylella fastidiosa. L’Europa meridionale, come i fatti hanno confermato, rimane però quella più a rischio.
 
Gli esperti di Parma hanno anche rilevato un altro elemento di novità, non presente nel precedente parere del 2015, che sarà prezioso per gestire l’emergenza fitosanitaria. Il panel di scienziati dell’Efsa ha stimato la durata del cosiddetto “periodo asintomatico”, il lasso di tempo che intercorre tra l’infezione da Xylella e il manifestarsi dei primi sintomi della malattia. Non è stato facile, perché i tempi variano a seconda della combinazione tra la specie della pianta e la sottospecie di Xylella fastidiosa. Per fare due esempi: nelle piante ornamentali colpite da sottospecie multiplex il periodo asintomatico dura solo un mese; ma se la sottospecie è pauca questo si prolunga in media per dieci mesi, anche di più a seconda della cultivar colpita.

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